Insufficienza venosa: sintomi, cause e terapie

L’insufficienza venosa non solo è un problema molto diffuso, ma anche fastidioso. In effetti si tratta di una condizione patologica che si deve a un difficoltoso ritorno del sangue venoso verso il cuore.

Ci sono cause organiche come le alterazioni proprio delle vene, conosciute come: stasi o trombosi venosa, ma anche a difetti della funzione valvola. Diversa è invece l’insufficienza venosa funzionale che la si deve a un sovraccarico funzionale delle vene per iperlavoro.

I sintomi con cui essa si presenza sono diversi da soggetto a soggetto. In genere sono comuni le caviglie gonfie, crampi ai polpacci, gonfiore dell’arto coinvolto, flebite, formicolii, iperpigmentazione, ispessimento della pelle, gambe pesante, prurito, ulcere ecc..

Riuscire ad intervenire in tempo è importante per evitare che vi siano complicanze. In genere la diagnosi avviene grazie ad un esame chiamato ecodoppler per una valutazione della funzionalità delle vene.

Cos’è

Si definisce insuffienza venosa una patologia che rende difficile il ritorno del sangue venoso verso il cuore. Essa quando si presenta agli arti inferiori non fa altro che aumentare la pressione nei capillari.

Una pressione che porta poi a gonfiore, ipossia generalizzata e latticidemia, quindi la produzione di una quantità eccessiva di acido lattico. In genere, quando questa si presenza si deve intervenire o con dei farmaci o in maniera chirurgica.

Se non curata nella maniera giusta questa patologia può essere causa di una sindrome progressiva che provoca: dolore, gonfiore, alterazioni cutanee. Non è certo una problematica poco diffusa, anzi la sua incidenza, soprattutto nei Paesi Occidentali ed industrializzati è molto alta.

Un fenomeno minore, invece nei Paesi poveri di Africa ed Asia. Si tratta di una realtà attuale che colpisce in maggioranza le donne rispetto agli uomini, soprattutto in età avanzata.

Ci sono persone che sono maggiormente esposte al rischio rispetto ad altre. In particolare tra i fattori di rischio vi è l’assunzione di una stessa postura per un periodo di tempo eccessivamente lungo, gravidanza, ipertensione, obesità, lavori che richiedono di stare in piedi a lungo, predisposizione genetica, tabagismo, pressione arteriosa non regolare, statura, eventuali terapie ormonali.

Le cause

Si può parlare di insufficienza venosa organica, ma anche funzionale. Nel primo caso essa viene causata da alterazioni patologiche venose.

Ne sono esempio le dermatiti da stasi, infiammazione della cute arte inferiori, gonfiore cronico, sindrome delle gambe senza riposo, trombosi venosa profonda. In quest’ultimo caso ci si riferisce a una situazione patologica che si presenta per via di un’ostruzione di una vena degli arti, che causa un trombo e quindi un grumo di sangue.

Un’ostruzione di questo genere puòrendere difficile il ritorno venoso. Altre cause di insufficienza venosa organica è possibile trovare le varici, che altro non sono vene varicose dilatate in maniera anomala.

Un campanello d’allarme che sta ad indicare come le valvole venose potrebbero non funzionare in maniera efficiente e per questo si potrebbe dover valutare un intervento specifico. Occorre considerare che questa è sicuramente una delle cause principali di insufficienza delle vene.

In situazioni che non sono patologiche le valvole impediscono il reflusso del sangue e ne evitano l’accumulo, garantendo la corretta circolazione epatica. Per quello che invece riguarda l’insufficienza funzionale, essa è dovuta al sovraccarico funzionale delle vene stesse che sono sottoposte a un lavoro molto più intenso se confrontato a quello che è nelle loro possibilità.

È possibile che si presenti un linfedema cioè un ristagno di linfa, esso pone le vene nelle condizioni di un surplus di lavoro. Un evento di questo genere può essere causato da una ridotta mobilità degli arti, anomalie posturali.

Quello che dovrebbe maggiormente preoccupare è che l’insufficienza delle vene può essere causa di complicazioni. In particolare è possibile aumentare il rischio di cellulite batterica, distrofie cutanee, ischemia, ulcerazione cutanee, vericoflebite.

Ecco nella tabella la divisione per classe medica.

ClasseSintomi
Classe 0Nessuna malattia venosa o segni clinici riscontrabili
Classe 1Evidenti vene reticolari o teleangectasie
Classe 2Evidenti vene varicose
Classe 3Evidente edema
Classe 4Pigmentazione, ipodermite e eczema
Classe 5Ulcere cicatrizzate, pigmentazione, ipodermite e eczema
Classe 6Ulcere in fase attiva, pigmentazione, ipodermite e eczema

Segni e diagnosi

I sintomi che possono essere campanello d’allarme per questa problematica non sono univochi e non si presentano in tutti nel stesso modo. Alcuni pazienti, ad esempio, hanno presentato solo del fastidio a livello delle gambe, per altri è una problematica addirittura invalidante che non permette di svolgere neanche le azioni più banali della quotidianità.

I segno caratteristici dell’insorgere dell’insufficienza delle vene delle gambe, si possono presentare da soli o in concomitanza tra loro. In particolare si segnalano, in maniera comune: la comparsa di macchie scure sulla pelle a livello delle gambe, crampi ai polpacci soprattutto nelle ore notturne, dilatazione delle vene superficiali, dolore in corrispondenza di una vena dilatata o varicosa.

Inoltre gonfiore in maniera persistente dell’arto interessato dalla problematica, infiammazione delle vene superficiali, formicolio persistente alle gambe che risulteranno essere gonfie ed iperpigmentate. La pelle potrebbe apparire molto più spessa con carenza di ossigeno e sostanze nutritive.

Tipico è il prurito, la sensazione di gambe pesanti, un flusso sanguigno rallentato che porta alla fuoriuscita di varici che altro non sono se non dilatazioni patologiche delle vene che assumono un andamento tortuoso. Inoltre ulcere cutanee, trombosi venosa con difficile ritorno venoso al cuore, vene varicose.

Ci sono poi, alcuno sintomi che in determinati periodi potrebbero essere accentati, ne sono un esempio la pesantezza delle gambe, il gonfiore e il dolore localizzato alla vena varicosa. Essi sono maggiormente presenti in gravidanza, se si sta in piedi per molto tempo, durante il ciclo mestruale.

Per poter avere una diagnosi precisa di questa problematica alle vene è indispensabile andare ad osservare in maniera diretta le lesioni e abbinando tale studio a un’anamnesi completa dei sintomi. Il medico potrebbe consigliare di sottoporsi ad un esame specifico quale l’ecodoppler in grado di valutare la funzionalità delle vene e l’eventuale compromissione a livello morfologico.

Un esame consigliato anche per escludere ovvero confermare la presenza di una trombosi venosa. Procedere con una diagnosi specifica è indispensabile per poter affermare che effettivamente si tratti di insufficienza venosa e non si altre problematiche che potrebbero causare gli stessi sintomi.

In particolari ci si riferisce alle allergie da contatto, a carcinomi basocellulari, dermatite da stasi, erisipela, patologie cardiache e renali con manifestazioni cutanee, teleangectastie, ulcere e semplici vene varicose.

Come intervenire

Riconoscere quella che è la causa alla base dell’insufficienza venosa è indispensabile per riuscire a sottoporre il paziente a delle cure specifiche. In genere si punta ad intervenire in maniera diretta per migliorare la qualità della vita di chi soffre di questa problematica.

Quindi lo specialista in genere procede con l’esame del quadro clinico del paziente, interviene sullo stile di vita e sulle abitudini alimentari cercando di portarle a un livello corretto. Ci sono infatti alcuni elementi come il sovrappeso e la vita sedentaria che potrebbero innescare la patologia o comunque aggravarla.

È indispensabile adottare un’alimentazione sana e variegata e uno stile di vita che includa esercizio fisico costante e regolare. Altro elemento estremamente di aiuto sono le calze elastiche a compressione graduata che in genere vengono prescritte per alleviare il dolore alle gambe.

Si dovrebbe evitare di restare in posizione statica per periodi lunghi, anche se a volte non è semplice, considerando che rientra nella natura di molti lavori stare per molto tempo in piedi o seduti. Occorre poi evitare i posti eccessivamente caldi, quelli in cui l’umidità è elevata.

Si consiglia l’utilizzo di creme che proteggono i capillari e che sono decongestionanti. In particolare, estremamente apprezzate sono quelle a base di vite rossa, anice e maggiorana.

Dei semplici accorgimenti che possono ridurre l’incidenza dell’insufficienza venosa, soprattutto in tutti quesi soggetti che sono geneticamente esposti al rischio. In altre parole, la prevenzione è il primo passo che si può compiere per il benessere delle proprie gambe.

Ci sono però dei casi in cui questo non è affatto sufficiente e per questo occorre intervenire in maniera differente, cercando di andare a risolvere la problematica o almeno alleviarne i fastidi.

Terapia farmacologica o chirurgica

Dopo un’attenta valutazione il medico specialista potrebbe decidere che sia il caso di ricorrere all’utilizzo di alcuni farmaci che possono essere utili per alleviare i i sintomi, ma trattandosi di una patologia cronica non vanno a risolvere la problematica. In genere vengono prescritte farmaci che sono in grado di migliorare la parete venosa per alleviare la sensazione di gambe stanche e pesanti.

Poi ci sono farmaci anticoagulanti che vengono prescritti nel caso in cui vi sia una trombosi venosa profonda. Nel caso in cui l’insufficienza delle vene si associ ad ulcere cutanee o ispessimento della pelle, allora si può valutare l’intervento chirurgico.

In particolare si può agire in valvuloplastica che va a riparare le valvole del sistema circolatorio che non funzionano nella maniera giusta. Si può rimuovere la parte di vena malata per ricollegare poi a monte.

Molto utilizzata è anche l’ablazione con radiofrequenza, quindi si riscalda la parete delle vene varicose coinvolte nella problematiche. Si può accedere alla vene con un piccolo taglio sopra il ginocchio, si inserisce un catetere dove viene trasmessa l’energia a radiofrequenza con una sonda.

Il calore chiude la vena che crea problemi e la blocca. Procedendo in questa maniera il sangue verrà reindirizzato nelle vene sane.

Molto simile a questo intervento è la laserterapia che allo stesso modo utilizza la guida dell’ecografia per l’inserimento del catetere nella vena. Questa volta però l’inserimento avviene grazie a un raggio laser che procede occludendo la vena problematica e reindirizza il flusso del sangue verso le vene sane.

In ogni caso sarà il medico a scegliere quello che è il trattamento migliore in base alle casistiche e al paziente.

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