Fuoco di Sant’Antonio (o Herpes zoster): cause, sintomi e trattamenti

Fuoco di Sant’Antonio è proprio il nome con cui in maniera comune, viene chiamato l’Herpes Zoster. Una comune malattia infettiva che si manifesta in seguito alla riattivazione del virus causa della varicella, appartenente allo stesso ceppo.

La varicella è una delle malattie esantematiche tipiche dei bambini, mentre l’Herpes Zoster va a colpire in maggior misura le persone adulte e che hanno superato i 65 anni. Una malattia estremamente fastidiosa e contagiosa.

Quando un corpo per la prima volta viene infettato dal virus compare la varicella, malattia tipica dei bambini che in alcuni casi si può presentare anche negli adulti. Dopo un periodo di trattamenti l’infezione primaria svanisce ma il virus rimane dormiente all’interno dell’organismo. È possibile che da un momento all’altro il virus si riattivi dando vita a quello che tutti conoscono come fuoco di Sant’Antonio.

Molti i fattori scatenanti: l’età avanzata, lo stress o un qualunque altro elemento che abbassa le difese immunitarie. In genere la malattia si presenta con degli sfoghi a livello della cute, che portano alla comparsa di macchie rosse che diventano vescicole o bolle. In genere l’area in cui queste compaiono è pervasa da una sensazione di dolore e di prurito fastidioso. Alle prime avvisaglie si consiglia di rivolgersi al proprio medico in modo tale che possa trovare la cura più adatta.

Questo è importante soprattutto nel caso in cui lo sfogo coinvolga la zona degli occhi e diventi herpes zoster oftalmico. In questo particolare caso, l’intervento tempestivo è indispensabile per evitare che si abbiano ripercussioni sulla vista. Ci sono alcuni paziente che hanno evidenziato come il dolore può restare anche per svariati mesi, anche dopo che si è avuta la risoluzione delle lesioni cutanee.

Contagiosità e sintomi

Un soggetto che mostra un caso di Herpes Zoster può infettare solo individui che non hanno mai avuto la varicella e che quindi non sono mai venuti a contatto con l’infezione primaria, ovvero, che non sono vaccinati. In questi casi quello che però, si sviluppa non è il fuoco di Sant’Antonio, ma la varicella.

Il contagio avviene solo attraverso il contatto diretto con il fluido che è racchiuso all’interno delle lesioni vescicolari dove si trova il virus. La contagiosità non si presenta più nel momento in cui non vi è ancora eruzione cutanea o le vescicole sono ormai delle croste secche.

Fuoco di Sant'Antonio (o Herpes zoster)

Per evitare il contagio è indispensabile non toccare le vescicole, lavarsi spesso le mani e se possibile mantenere coperta l’eruzione cutanea. Insomma, con il fuoco di Sant’Antonio si può uscire di casa, ma occorre fare attenzione a non condividere oggetti personali, non andare in piscina o praticare sport di contatto. Le donne in gravidanza dovrebbero prestare molta attenzione e non venire a contatto con l’infezione.

Lo stesso vale per i neonati e gli immunodepressi. Ad oggi non vi sono dimostrazioni, ma sembra che non vi sia il rischio che due persone che hanno già avuto la varicella possano contagiarsi a vicenda.

I sintomi classici sono non solo l’eruzione cutanea e il dolore, ma anche la febbre e un generale senso di malessere, oltre a brividi, mal di testa e stomaco. Il dolore si manifesta, in genere, nel momento in cui compare eruzione cutanea, a volte si associa a prurito e formicolii locali. Le caratteristiche del dolore cambiano da persona a persona, ma in genere si presenta in forma moderata-severa.

Le lesioni

Prima della comparsa dello sfogo si presenta quella che viene definita fase prodromica. Essa si presenta con un arrossamento della cute che si accompagna a un senso di formicolio e di intorpidimento nella zona dove compaiono le vescicole. Una fase, questa, che in genere dura 48/72 ore, ma in alcuni casi si protrae anche per 2 settimane. Il virus è in grado di essere causa di dolore addominale che può far pensare a delle problematiche a livello cardiaco.

Nel 60% dei casi le lesioni dell’Herpes si presentano nella zona toracica e lungo le costole. Questo però non significa che non si possano presentare anche in altre zone del corpo, molto dipende dal ramo nervoso in cui l’herpes si era annidato nel momento del primo contagio.

Fuoco di Sant'Antonio

Lo sfogo tipico del fuoco di Sant’Antonio si presenta con numerose macchie rosse che in breve tempo diventano vescicole. Queste si continuano a formare per circa 3 o 5 giorni, poi si evolvono in pustole e quindi in croste.

La formazione e la successiva rottura delle vescicole coincide, in genere, nel periodo in cui il virus è maggiormente contagioso e si conclude quando le croste saranno secche (circa 7/10 giorni). Perché la cute torni integra ci vorranno circa 4 settimane anche se in alcuni casi restano delle lievi cicatrici o dei cambiamenti nella pigmentazione della pelle.

Complicanze

Una delle complicanze più comuni dell’Herpes Zoster è la nevralgia posterpetica. Essa si manifesta con un dolore neuropatico cronico che in genere si sviluppa a distanza di 30 giorni dalla guarigione delle lesioni cutanee e può continuare anche per molti mesi.

Una complicanza che tocca in maggior misura gli anziani. Inoltre se non si procede con la corretta terapia è possibile che, nel caso in cui l’herpes tocchi l’occhio, si rischia la cecità.

Alcuni studi hanno rilevato come in più del 70% dei casi i paziente sviluppano una patologia dell’occhio chiamata cheratite che si può evolvere in ulcerazione della cornea o necrosi acuta della retina. Nel caso in cui il virus attacchi le persona immunodepressi, è possibile che si sviluppino infezioni polmonari che interessano il sistema nervoso centrale dando vita a mielite, meningite asettica e meningoencefalite.

Uno studio britannico condotto da alcuni ricercatori dell’Università di Londra hanno evidenziato come nei giovani e negli adulti contrarre il fuoco di Sant’Antonio può essere causa di un amento di rischio a livello cardiovascolare. La ricerca ha evidenziato come nelle persone al di sotto dei 40 anni si ha un incremento del 75% per quello che riguarda l’ictus, e il 50% per l’infarto.

Quello che si vuole evidenziare con questo studio è che è estremamente importante avere il costante controllo dei fattori di rischio sia dell’ictus che dell’infarto. In particolare è importante evitare il fumo, avere sotto controllo la propria pressione sanguigna, l’obesità e i livelli di colesterolo. Molti sono gli studi che sono stati condotti a riguardo e hanno evidenziato come il rischio di ictus aumenterebbe già dopo che sono comparsi solo i primi sintomi della patologia.

A conclusione lo studio ha evidenziato come il rischio di ictus era maggiore nelle prime 4 settimane dopo la riattivazione del virus e diminuiva nell’arco di 6 mesi. Ciò che può offrire un buon grado di protezione sono i farmaci utilizzato per il trattamento. Quindi i pazienti trattati con terapia specifica sarebbero meno protetti di quelli non trattati.

Diagnosi e trattamento

I sintomi del fuoco di Sant’Antonio sono piuttosto inequivocabili e li si nota in maniera molto semplice, procedendo con l’ispezione visiva dell’area che è stata colpita dal virus. In genere è sufficiente il controllo presso il proprio medico di famiglia.

Solo nel caso in cui siano presenti dei segni sospetti, allora si potrà procedere con delle specifiche analisi di laboratorio. Uno degli accertamenti che comunemente si possono fare è lesame del sangue che va a cercare le IgM collegate al virus della varicella.

Ci sono poi dei casi in cui si va al dosaggio delle particelle virali mediante PCR. Una volta accertato che si tratta di Herpes Zoster in che maniera si procede? Il trattamento che si riserva in questi casi ha il compito principale di ridurre il dolore somministrando farmaci antinfiammatori e analgesici.

Le lesioni devono essere mantenute sempre pulite ed asciutte per evitare che si infettino. Se si decide di procedere con il bendaggio, è importante ricordare riutilizzare dei cerotti morbidi che possano evitare che le lesioni possano venire a contatto con gli indumenti.

I medici possono consigliare l’utilizzo si farmaci antivirali che limitano la severità della problematica, ma devono essere assunti nell’arco, al massimo di 72 ore dalla comparsa dell’eruzione. Diverso invece, è il trattamento per chi viene colpito da una delle problematiche post eruzione. Ad esempio a chi soffre di nevralgia, vengono prescritti: antidepressivi, antiepilettici, oppiodi, neurolettici.

Cerotto e vaccinazione

Da alcuni anni a questa parte i medici hanno iniziato a somministrare un cerotto transdermico per andare a contrastare il dolore neuropatico tipico dell’Herpes negli stati più aggressivi. Una cura localizzata e superficiale che comunque offre un grande aiuto per il trattamento della problematica. Il cerotto dovrebbe essere applicato in maniera diretta alla zona in cui si accusa dolore. Esso contiene lidocaina al 5%, un anestetico locale che offre immediato sollievo dai sintomi.

In genere il cerotto è ben tollerato e può essere utilizzato anche per un periodo piuttosto lungo con un rischio minimo di effetti collaterali. L’applicazione dei cerotti dovrebbe avvenire per 12 ore per ottenere dei risultati.

Queste sono le cure, anche se tra di loro, la migliore resta sempre la prevenzione. Questa si può attuare solo ed esclusivamente con il vaccino, previsto dal Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale. Si raccomanda di sottoporsi a vaccinazione soprattutto superati i 65 anni, per evitare che si manifesti la patologia in maniera aggressiva.

 

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