Cosa è la fibromialgia e quali sono i sintomi

La fibromialgia è una patologia che provoca dolori muscolari diffusi, associati ad affaticamento, rigidità, problemi di insonnia, memoria e anche di alterazione dell’umore. Per questa malattia al momento non esiste una vera e propria cura.

In genere vengono somministrati dei farmaci, che hanno lo scopo di rilassare la muscolatura, ridurre lo stress ed aiutare ad alleviare quelli che sono i classici sintomi di questa problematica. La patologia colpisce nella maggior parte dei casi le donne, con un rapporto di 9:1 sugli uomini. Ogni anno in Italia si contano circa 2 milioni di persone affetti da questa problematica.

La maggior parte dei pazienti ha un età che va da 25 ai 55 anni. Fibromialgia vuol dire “dolore” che in genere arriva dai muscoli, dai tessuti fibrosi, nei tendini e nei legamenti. In altre parole si tratta di una malattia reumatica che va a colpire l’apparato muscolo-scheletrico e si presenta, oltre che con il dolore cronico diffuso, anche un aumento della tensione muscolare, rigidità dell’apparato locomotore, senso di stanchezza cronica, disturbi dell’umore e del sonno, colon irritabile.

Si tratta dunque di una vera e propria sindrome con dei segni clinici che in genere si presentano contemporaneamente, offrendo un quadro clinico ben chiaro. Non tutti i pazienti presentono tutti i sintomi in maniera associata e occorre anche considerare che possono anche essere rilevati anche altre problematiche.

In particolare la patologia può essere causa di: problemi di memoria, vertigini, mal di testa frequente, problemi di vista, dolore alla mandibola, nausea, problemi della pelle, problemi urinari, sindrome delle gambe senza riposo. Una serie di sintomi che permettono ai medici di dare una diagnosi che richiederà poi ulteriori accertamenti.

Le cause

Nonostante gli studi effettuati in merito alla patologia, non sono ancora state rilevate le cause che sono effettivamente causa della sua insorgenza. Si ritiene però che i fattori scatenanti possono essere diversi: biochimici, genetici, ambientali, psicologici, ormonali e neurochimici.

Non si hanno dei dati certi a riguardo anche se non sono pochi gli studi che vanno alla ricerca dei fattori scatenanti. Alcuni ricercatori sono convinti che la fibromialgia sia una situazione che vada ad amplificare le sensazioni dolorose. In altre parole si va ad influenzare il modo in cui il cervello è in grado di elaborare i segnali di dolore. Spesso i sintomi sono scatenati da un trauma fisico, ma anche successivamente ad interventi chirurgici infezioni o comunque avvenimenti che provocano stress psicologico.

Nonostante questo, ci sono dei casi in cui i sintomi si accumulano senza che ci sia un evento scatenante. Si pensa che ci sa la genesi multifattoriale. Altre teorie a riguardo hanno ipotizzato che in genere i pazienti in cura per tale patologia rivelano un’anomalia a carico dei neurotrasmettitori, con consequenziale intervento di particolari sostanze ormonali.

Una problematica che nel suo progredire va a toccare anche il sistema endocrino e immunitario. Alla comparsa della fibromialgia concorre anche la predisposizione genetica, oltre che la presenza di infezioni provocate da virus come la mononucleosi e il morbo di Lyme.

Diagnosi e Trattamento

Il quadro che si delinea in presenza della patologia può variare da persona a persona. In genere l’esame dei sintomi non va ad evidenziare dei segni particolari ma tende a registrare un’alterazione della sensibilità di arti e di altre parte del corpo.

Un fastidio che si presenta anche con una semplice e leggera pressione in alcuni punti sensibili. Si tratta di punti sensibili che comunque non sono casuali e si caratterizzano per il fatto che nel soggetto sano non inducono a particolari reazioni. Nella persona affetta da fibromialgia, invece, in corrispondenza dei tender points si possono sviluppare delle contratture o comunque delle alterazioni del muscolo.

Cosa è la fibromialgia e quali sono i sintomi

In ogni caso, nel momento in cui si procede con l’esame neurologico non si rilevano segno specifici di una patologia nervosa. Proprio l’aspecificità dei sintomi non rende semplice trovare delle terapie che sia adatte al trattamento e soprattutto mirate terapie. È dunque possibile affermare che al momento non esiste una cura mirata, ma solo delle azioni terapeutiche che possono alleviare i sintomi.

Si possono proporre delle terapie farmacologiche a base di antidepressivi, antidolorifici, esercizio fisico, tecniche di rilassamento. Il problema maggiore di questa patologia è che per la diagnosi si stima che siano necessari in media 5 anni. Quindi un intervento mirato e tempestivo è pressappoco impossibile. L’inquadramento di una patologia di questo genere non è affatto semplice, anche per via, come abbiamo visto, di sintomi che non sono specifici e che possono essere ricondotti anche ad altre patologie.

Attualmente non esistono test

Non ci sono dunque dei test di laboratorio specifici che permettano di avere una diagnosi veloce e mirata. In genere i medici procedono ad una diagnosi in maniera generale, andando alla ricerca di informazioni basate sulla storia clinica dei pazienti, sintomi che lo stesso paziente riporta, un esame fisico completo e la valutazione dei tender points.

Durante la diagnosi il medico è in grado di andare a valutare quanto, i sintomi correlati siano gravi. In particolare si considerano l’astenia, i disturbi del riposo e quelli dell’amore. La diagnosi procede in maniera molto semplice, andando ad escludere tutte le possibili patologie che possono presentare gli stessi sintomi. Anche in questo caso non sono poche però le problematiche a cui si può andare incontro nel momento della diagnosi.

In effetti molti dei sintomi della fibromialgia sono riconducibili anche all’artrite reumatoide e al lupus eritematoso sistemico. Questi sono i motivi che allungano a una media di 5 anni la diagnosi della patologia.

Una malattia che provoca dolore

Uno dei sintomi tipici della fibromialgia è il dolore cronico e diffuso, che si presenta nell’individuo per via di una serie di squilibri neuro-chimici nel cervello, con una conseguente alterazione della neutotrasmissione.

Un malfunzionamento questo, che fa in modo che le aree cerebrali interpretino in maniera sbagliata gli stimoli dolorosi. Proprio questa disfunzione permette di rilevare a livello cerebrale delle differenze funzionali e strutturali rispetto a quelli che sono gli individui sani.

Delle alterazioni che non è ancora chiaro se abbiano un diretto legame con la malattie o se invece vi sia solo un legame di tipo secondario. Anche in merito al dolore sono state sviluppate una serie di terrine. Molte delle ipotesi che sono state sviluppate nel tempo hanno una risposta fisiopatologiche. Una delle teorie, quella della sensibilizzazione centrale, evidenzia come i pazienti che presentano la patologia hanno una soglia di dolore molto più bassa.

Questo avviene perchè sia nel midollo spinale che ne cervello si verifica una reattività maggiore ai segnali che vengono trasmessi. I ricercatori hanno evidenziato come la stimolazione nervosa ripetuta vada a provocare delle alterazioni come l’aumento dei livelli di neurotrasmettitori, sostanze chimiche messaggere dei nervi. Altro elemento evidenziato è come i recettori del dolore che sono presenti a livello cerebrale, siano in grado di sviluppare una memoria allo stimolo. In questo modo il soggetto sembrerebbe essere maggiormente sensibile.

Cosa è la fibromialgia

A tal punto che è possibile un’eccessiva reazione al segnale di dolore. Un percorso questo che però ancora non è chiaro. Quello che si conosce è che le principali alterazioni della neurotrasmissione sono: una abbassamento dei livelli di dopamina, deficit relativo alla serotonina, bassa concentrazione di 5-idrossi-triptofano nel liquor e nel plasma, bassa produzione di melatonina, aumento della concentrazione di sostanza neurotrasmettitrice P nel liquor.

I sintomi dell’iperattività simpatica

Tutto quello fino a questo momento descritto si traduce in un’iperattività simpatica. Essa si presenta innanzitutto con un’alterazione della microcircolazione sia periferica che centrale. Un problema che si presenta soprattutto a livello del tessuto muscolare con ipervascolarizzazione dei tender points.

Inoltre si rileva quello che è conosciuto come fenomeno di Raynaud un vasospasmo eccessivo che viene provocato da uno stimolo fisiologico di vasocostrizione indotto da stimoli di tipo simpatico. Una reazione che viene segnalata da un cambiamento nel colore delle dita che possono diventare cianotiche e pallide.

Infine si evidenziano delle alterazioni perfusorie all’interno delle aree encefaliche deputate alla trasmissione e alla modulazione del dolore. Si può definire la fibromialgia come un disturbo del sistema nervoso centrale, noto anche come sindrome da sensibilizzazione centrale che viene causato da problemi a livello neurobiologico e endocrino. Alterazioni che agiscono quando si verificano determinate condizione di dolore sia fisiologico che cognitivo.

Una patologia grave

La fibromialgia viene considerata una patologia piuttosto grave, nonostante venga spesso associata a condizioni reumatiche, essa non va a danneggiare tessuti e organi interni, come invece fanno altre patologie come l’artrite reumatoide e la polimiosite.

Quindi nonostante sia una patologia grave per via delle difficoltà che può provocare nel soggetto, essa non è portata a degenerare nel tempo e non influisce neanche sulle prospettive di vita. Ci sono casi in cui, intervenendo nella maniera giusta, è possibile che i sintomi si risolvano nell’arco di pochi mesi, nonostante sia una problematica cronica e persistente che con il tempo tende a peggiorare.

La guarigione completa è un’ipotesi non frequente. Nonostante questo, non è causa di altre patologie, anche se, a tutti gli effetti, il dolore va ad incidere sulla qualità della vita. Una problematica che interferisce con le attività quotidiane e professionali, con alterazioni della memoria e della capacità di concentrarsi. Una situazione che viene chiamata con il termine inglese fiblo-fog, annebbiamento fibromialgico.

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